Comportamento di Schilderia achatidea (Sowerby,1837) in cattivitá
        Ricardo Vega Luz
        (Dottore in geología)
         
Riteniamo che le nostre osservazioni possono contribuire ad una migliore conoscenza del comportamento di questa specie e ci auguriamo, quindi che esse, unitamente alle fotografie, -a nostra conoscenza le prime che mostrano il molusco vivo- possano essere di qualche utilitá agli studiosi della malacofauna mediterranea e a quelli della famiglia Cypraeidae.
A partire dal gennaio 1981 furono raccolti un certo numero di esemplari di Schilderia achatidea provenienti dalla zona infralitorale della costa della provincia di Granata (Spagna); la maggior parte degli esemplari giunsero nelle nostre mani morti, o in pessime condizioni. La cattura era avvenuta con reti a strascico, alla profonditá media di 40 metri, a volte unitamente ad esemplari di Zonaria pyrum (Gmelin, 1791) e di Mitra zonata (Marryat, 1817).
Il 22 maggio 1981, verso le ore 18 fu dragato un esemplare di S. achatidea, insieme con una Z. pyrum, a 32 m. di profonditá. Un'oradopo le due cipree vennero introdotte in un recipiente contenente circa un litro d'acqua, sul cui fondo rimasero per 18 ore, per essere poi immesse in un acquario
  di 35 litri, climatizzato.
La S. achatidea si sistemó sotto una pietra ricoperta dall'alga cianoficea Ulva lactuca, cioé nel punto di minore luminositá di tutto l'aquario. In questa posizione, senza spostamenti di rilievo, il molusco rimase per circa 12 giorni, con l'estremitá cefalica rivolta verso la superficie e il mantello parzialmente espanso. Succesivamente fu notato un notevole cambiamento nel comportamento dell'animale, che divenne piú attivo e cominció ad effettuare degli spostamenti, con velocitá a volte superiore a quella di Z. pyrum e calcolabile, approssimativamente in 5 cm al minuto. Gli spostamenti erano abbastanza costanti e l'animale percorreva, ripetendolo, un circuito che partiva dalla pietra centrale, toccava un cristallo laterale, fino a raggiungere la superficie dell'acqua per poi discendere lungo lo stesso cristallo fino al fondo sabbioso e raggiungere di nuovo la pietra centrale, per la quale il mollusco sembrava nutrire una particolare preferenza. Intorno ad essa, infatti trascorreva la maggior parte del tempo, sia in atteggiamento di riposo, sia in fase di attivitá, quando
  percorreva piú volte la superficie della pietra, passando il sifone boccale, o proboscide fra le alghe, muovendo al contempo alternativamente e ritmicamente i tentacoli. Noi riteniamo che questo comportamento debba essere riferito a scopi alimentari. Nelle fasi di riposo il mollusco aveva il mantello maggiormente espanso, a volte totalmente; se, per uan qualsiasi ragione il mollusco si sentiva disturbato, il mantello veniva bruscamente ritirato. Il medesimo si verificava se la illuminazione veniva aumentata all'improvviso.
L'animale morí il 5 luglio 1981 a causa della contaminazione dell'acqua provocata dalla descomposizione di alcuni esemplari di Lithophaga lithophaga (L.) immessi nell'acquario quattro giorni prima. Anche Z. pyrum risentì di quella contaminazione, ma fu possibile salvarla cambiando l'acqua. Oltre ai molluschi di cui abbiamo parlato, l'acquario conteneva esemplari di Luria lurida (L.) Coralliophila meyendorffi (Calcara), Coralliophila babelis (Requien) ed altri. Misure di S. achatidea: lunghezza min. 26.7, altezza mm 19.4, larghezza mm 20.
La Conchiglia - The Shell
Year XIV - N. 156 - 157 March - April 1982